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*Gli avvocati di Milano si blindano
«No ai concorrenti di altre città»
Sileci dell'Associazione dei giovani avvocati:
«Penalizzati i giovani che provengono da altre realtà, perché diventa più difficoltoso trasferirsi»
Il caso Gli avvocati di Milano si blindano «No ai concorrenti di altre città» Sileci dell'Associazione dei giovani avvocati: «Penalizzati i giovani che provengono da altre realtà, perché diventa più difficoltoso trasferirsi» MILANO - «Il nuovo programma consentirà l'accesso per la pubblicazione e la consultazione degli annunci esclusivamente agli avvocati e ai praticanti iscritti all'ordine di Milano». L'avviso campeggia sul portale dei professionisti forensi all'ombra della madonnina. Nella sezione domanda/offerta per gli studi legali ecco la novità della restrizione territoriale – attraverso nome utente e password – che diventerà effettiva a partire dal prossimo 23 maggio. LE RAGIONI – Una scelta dettata da motivazioni di carattere burocratico? Un esempio di federalismo in ambito professionale? E ancora: un ostacolo insormontabile all'ingresso nel mondo del foro milanese per i giovani avvocati provenienti da altre Regioni? E la direttiva per la mobilità dei colletti bianchi nella Ue (per iniziativa dell'ex europarlamentare Stefano Zappalà) che punta al riconoscimento delle rispettive qualifiche professionali in ambito comunitario come si concilia con questa barriera localistica all'ingresso? «È una decisione che finisce per penalizzare tutti – dice Giuseppe Sileci, presidente Aiga (associazione italiana giovani avvocati) – perché rende più difficoltosa la mobilità di professionisti sul territorio e soprattutto impedisce agli studi milanesi di trovare validi professionisti (o praticanti) che sono presenti sul mercato, ma non sono iscritti all'ordine degli avvocati di Milano». L'ECCEZIONE – Nella stessa pagina si nota come il divieto non sussiste per i dipendenti, che possono registrarsi e inviare curricula senza la limitazione dell'iscrizione all'ordine milanese. «Non vorrei siano scivolati su una buccia di banana – prosegue Sileci – perché negli studi legali i dipendenti sono generalmente il personale amministrativo e di segreteria e non sono certamente iscritti a un ordine». Mentre gli avvocati hanno in genere un rapporto di collaborazione (o diventano partner degli studi) e i praticanti sono iscritti al registro omonimo e sono tenuti a svolgere il periodo precedente all'esame di Stato nell'ambito della corte di Appello di appartenenza (generalmente dove risiedono o dove hanno effettuato gli studi universitari, ma ciò non impedisce loro di potersi spostare altrove per sostenere la pratica). E se è pur vero che gli ordini si autofinanziano con i contributi dei propri iscritti (la cui iscrizione è obbligatoria), restano comunque enti di diritto pubblico sotto la vigilanza del ministero di Giustizia. Fabio Savelli 10 maggio 2011 |